"E ricordatevi: ovunque ci sia un giovane in difficolta' ovunque ci siano persone, cose, animali, citta' , fiumi, fiori, governi, marche di automobili che cerchino di limitare la vostra gioventu', la ci sara' lui con le sue miccette sempre accese. Perche' Supergiovane e' allegria piu', Bulgaria piu' , sciatalgia piu' piu' piu'."
(Elio e le storie tese)
Oggi - complice la prova obbligatoria per la verifica delle conoscenze di latino - ho avuto il primo duro impatto con la mia condizione di matusa all'università. Alle ore 15:00, mentre finisco di preparare un report per l'ufficio la mia omonima cattiva alza per un istante lo sguardo dallo schermo e dalla cacca in cui ci ritroviamo immerse in questi giorni esclamando: "Che diavolo ci fai ancora qui tu?!? Spegni e vattene!". Mentre prendo in carico l'unico cervello che - vi ricordo - continuiamo a dividere, mando due e-mail e chiamo il mio agente a l'Unige per chiedere indicazioni stradali per l'aula in cui si terrà l'esame, infine mi catapulto fuori cartella in spalla e perdo il primo autobus, ma ce n'è subito un altro. Nel percorso ripasso ed arrivo in abbondante anticipo per fingere di ripassare ancora. L'ansia, che aveva iniziato a crescere con la complicità della caffeina di una cola light trangugiata insieme ad un panino volante in ufficio, mi incrocia gli occhi tra la tabella riassuntiva dell'ablativo assoluto e quella del Cum+congiuntivo. Intorno a me giovani di ogni foggia e stile accrescono la mia ansia. La mia giovane e fidata agente a l'Unige viene allora a prelevarmi e mi conduce in un ambiente universitario meno ostile, la biblioteca, in cui si aggirano alcuni esemplari di miei coetanei in qualità di bibliotecari, di plurifuoricorso recidivi e di dottorandi. L'ansia decresce, finalmente un minimo grazie al passaggio di un trio di trentenni all'erta e pieni di brio: almeno, io, ho già un lavoro, mi ripeto. Così confortata dalla vista degli altri matusa mi dirigo all'ora convenuta verso il patibolo, con una marcetta funebre immaginaria come colonna sonora. In men che non si dica comincia il teatrino dei ragazzetti che non si dividono per poter copiare la versione e della prof che si arrabbia e li divide mettendo me in primo banco, poi è la volta dell'altra scemina che riprova a fare la versione prima di aver finito il corso di recupero e finalmente ci consegnano questa maledetta versione. Mi ritrovo così a cercare di capire come mai i Romani nel lontano chissà quando dichiararono guerra ai tarantini, a svelare le gesta del loro alleato Pirro, dei loro soldati e di un tal Valerio, un presuntuoso che spero abbia avuto una fine orribile sotto le zampe degli elefanti epiri. Le due ore volano: il tempo passa rapidamente solo quando serve. La matusa consegna bella e brutta, dimenticandosi nell'agitazione del momento di farsi fare il foglio di permesso per il lavoro. Ed esce di scena, rallegrandosi perchè da domani potrà dare la colpa della sua lombosciatalgia al vocabolario di latino.