archivio virtuale della signorina x

archivio virtuale degli svalvoli di una signorina x
martedì, 17 novembre 2009

Attuando il sogno realizzabile n° 1 ovvero non mi ricordo più perchè lo sto facendo ma ormai

"E ricordatevi: ovunque ci sia un giovane in difficolta' ovunque ci siano persone, cose, animali, citta' , fiumi, fiori, governi, marche di automobili che cerchino di limitare la vostra gioventu', la ci sara' lui con le sue miccette sempre accese. Perche' Supergiovane e' allegria piu', Bulgaria piu' , sciatalgia piu' piu' piu'."
(Elio e le storie tese)


Oggi - complice la prova obbligatoria per la verifica delle conoscenze di latino - ho avuto il primo duro impatto con la mia condizione di matusa all'università. Alle ore 15:00, mentre finisco di preparare un report per l'ufficio la mia omonima cattiva alza per un istante lo sguardo dallo schermo e dalla cacca in cui ci ritroviamo immerse in questi giorni esclamando: "Che diavolo ci fai ancora qui tu?!? Spegni e vattene!". Mentre prendo in carico l'unico cervello che - vi ricordo - continuiamo a dividere, mando due e-mail e chiamo il mio agente a l'Unige per chiedere indicazioni stradali per l'aula in cui si terrà l'esame,  infine mi catapulto fuori cartella in spalla e perdo il primo autobus, ma ce n'è subito un altro. Nel percorso ripasso ed arrivo in abbondante anticipo per fingere di ripassare ancora. L'ansia, che aveva iniziato a crescere con la complicità della caffeina di una cola light trangugiata insieme ad un panino volante in ufficio, mi incrocia gli occhi tra la tabella riassuntiva dell'ablativo assoluto e quella del Cum+congiuntivo. Intorno a me giovani di ogni foggia e stile accrescono la mia ansia. La mia giovane e fidata agente a l'Unige viene allora a prelevarmi e mi conduce in un ambiente universitario meno ostile, la biblioteca, in cui si aggirano alcuni esemplari di miei coetanei in qualità di bibliotecari, di plurifuoricorso recidivi e di dottorandi. L'ansia decresce, finalmente un minimo grazie al passaggio di un trio di trentenni all'erta e pieni di brio: almeno, io, ho già un lavoro, mi ripeto. Così confortata dalla vista degli altri matusa mi dirigo all'ora convenuta verso il patibolo, con una marcetta funebre immaginaria come colonna sonora. In men che non si dica comincia il teatrino dei ragazzetti che non si dividono per poter copiare la versione e della prof che si arrabbia e li divide mettendo me in primo banco, poi è la volta dell'altra scemina che riprova a fare la versione prima di aver finito il corso di recupero e finalmente ci consegnano questa maledetta versione. Mi ritrovo così a cercare di capire come mai i Romani nel lontano chissà quando dichiararono guerra ai tarantini, a svelare le gesta del loro alleato Pirro, dei loro soldati e di un tal Valerio, un presuntuoso che spero abbia avuto una fine orribile sotto le zampe degli elefanti epiri. Le due ore volano: il tempo passa rapidamente solo quando serve. La matusa consegna bella e brutta, dimenticandosi nell'agitazione del momento di farsi fare il foglio di permesso per il lavoro. Ed esce di scena, rallegrandosi perchè da domani potrà dare la colpa della sua lombosciatalgia al vocabolario di latino.
domenica, 08 novembre 2009

Che cos'è l'amor

Io penso che l'amore sia una sorta di déjà vu, un riconoscere che non comprendi e non conosci fino al momento esatto in cui ti trovi a provare la sensazione di vivere qualcosa di familiare. Per questo abbiamo l'impressione di non conoscerlo, così come non siamo certi di averlo quando ci sembra che ci sia. Ed è per questo che la fine di un amore equivale alle volte al risvegliarsi di soprassalto da un sogno, incapaci di distinguere la realtà dalla finzione, senza memoria concreta di cosa ci abbia fatto gridare o ridere nel sonno.

Però anche solo cercarlo, viverlo - tutto questo - non è male: per questo vorrei rassicurare chi si è preoccupato per me che il post precedente non era affatto scritto con tristezza, ma al massimo con la piccola tristezza necessaria ad accompagnare un rifiuto, quella sufficiente a mettere da parte un piccolo sogno con un po' più di consapevolezza. Purtroppo non è detto che ciò che ci sembra amore lo sia davvero, né che il riconoscerlo sia reciproco, né che si possa ricambiarlo sforzandosi di farlo quando ne varrebbe razionalmente la pena. C'è chi lo fa, c'è chi si crea i propri sogni senza aspettare che arrivino da sé e riesce a viverci bene dentro. Come quando non riesci ad addormentarti e ti inventi regista dell'inizio del sogno che continuerai a fare una volta addormentato. C'è chi si intestardisce e continua ad inseguirli anche quando non ne vale la pena. Io, dal canto mio, penso che ce ne possano essere altri persino più belli, per cui mi giro su l'altro fianco e torno ad aspettare il prossimo sogno da inseguire.
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categorie: punch-drunk love, fragile maneggiare con cura, dizionario affettivo della simo
giovedì, 05 novembre 2009

L'opposto dell'amore

"Molti credono che l'opposto dell'amore non sia l'odio, ma l'indifferenza. Intorno a questa idea sembra aleggiare una sorta di riverenza, quasi avesse poteri taumaturgici. Meglio essere odiati che ignorati dal proprio ex arrabbiato, meglio essere ignorati che odiati in generale. Altrimenti si finisce a puntare dritto verso l'opposto dell'amore. Secondo me sono tutte cazzate. E' solo una frase insulsa da stampare sulla carta da cucina, da ricamare su un cuscino. [...]
L'opposto dell'amore non è l'odio e nemmeno l'indifferenza. Col cavolo: è lo sventramento. L'harakiri. E' prendere una pala enorme e strapparsi il cuore e le budella e non lasciarsi dietro nulla. Nulla di te stesso da dare e nulla che gli altri ti possano portare via. Nient'altro che un battito tranquillo e qualche soap per passare il tempo serenamente. Se amare è regalare il cuore e se stessi, allora questo, cari miei, questo autosbudellamento è il suo opposto. Se almeno sapessi tenere l'ago in mano potrei ricamarlo su un cazzo di cuscino."

(da "The opposite of love" di Julie Buxbaum, maldestramente tradotto per i lettori italiani "Vorrei che fosse amore")

Avrei voluto scrivere questi miei pensieri ieri sera, ma mentre raccontavo della proposta matrimoniale in pizzeria mi è caduto un verme in testa ed ho dovuto mettere da parte le mie tipiche riflessioni da SPM. Tutto perchè il verme non ha saputo entrare in scena al momento adatto, impedendomi di fare per la seconda volta ciò che ha scatenato le riflessioni sull'indifferenza e sui miei astrusi invaghimenti dell'ultimo anno. Sembra che continui  - più o meno consapevolmente - a mettermi in nonsituazioni che sfociano sempre in una rassicurante indifferenza, in un muro stabile e solido che non dà nulla e che nulla in cambio si prende. E' come se, essendo consapevole di non essere in grado di non donare tutta me stessa, mi andassi continuamente a cercare situazioni in cui sono certa che l'altra persona sarà un muro invalicabile e solido. Una sorta di harakiri vigliacco, uno sbudellamento affidato alle mani sapienti dei maghi dell'indifferenza. Se mai uno di questi muri crollasse probabilmente sarei del gatto. Ma non c'è pericolo, i miei muri preferiti sembrano essere solide cortine di ferro.

mercoledì, 04 novembre 2009

Do you speak english?

Pizzeria. Quella che credo sia la proprietaria viene dal nostro tavolo e ci chiede se qualcuno di noi parla inglese. Mi offro di aiutarla, pensando non riesca ad illustrare qualche ingrediente della pizza ad un avventore straniero e invece mi chiede se posso aiutare un signore straniero più o meno dell'età di mio papà a spiegare una cosa alla signora che è a cena con lui.

signorina x - " Buonasera signora...io ci provo! How can I help you?"
straniero brizzolato - "I asked her if she wants to marry me!"
signorinax - "Cosa?!? Ehm... What?!?"
straniero brizzolato - ""I asked her if she wants to marry me! Can you translate it?"
signorina x - "Yes but...are you sure?!?"
signore brizzolato - "Yes!"
signorina x - "Signora...dice...dice che ha provato a chiederle se vuole sposarlo!!!"
signora anzianotta - "Eh...si...avevo capito in realtà...ma non riuscivo a rispondere..."
signorina x - "Lui pensava non avesse capito! ...She understood!"
signore brizzolato - "And...so what?"
signorina x - "Eeeeh... signora vuole sapere qual'è la sua risposta..."
signora anzianotta - "...si...si...yes!"

Si baciano, da copione. Io ci sono rimasta troppo male per commuovermi come al mio solito. Penso solo che non ci crederà mai nessuno, quando lo racconterò e che per fortuna ho tre testimoni. Penso che non so nemmeno come si chiamano, anche se la signora della pizzeria ha fatto firmare il guestbook del locale ai due futuri sposi. Dubito comunque che mi avrebbero invitato al loro matrimonio. Peccato, mi avrebbe fatto piacere andarci. E penso che sono contenta che la signora avesse capito, perchè la vita coniugale mi sembra già un casino così.

mercoledì, 28 ottobre 2009

ggiovani capelloni

So che per chi ha iniziato a leggermi da poco questa sembrerà un invidioso sfogo da neoventidiecenne, sebbene si tratti semplicemente della mia decennale e ben nota avversione verso i ggiovani, quelli con due g per l'appunto, non tanto verso quelli più giovani. Ad ogni modo, come scriveva Lucy Van Pelt all'ordine dei medici, Signori ho un quesito: avete notizia di una qualche nuova moda tra i ggiovani che preveda il capello lungo ma con un ciuffo di capelli corti sparacchiati un po' a spazzola in mezzo alla testa? Lo chiedo perchè l'altro giorno uscendo dall'ufficio ho adocchiato un esemplare di ggiovane maschio con una acconciatura di tale fattura, considerandolo un caso isolato. Ho sperato, inpietosendomi un poco per lui, che si trattasse di uno degli ormai sempre più frequenti casi di bullismo tra adolescenti: immaginavo il povero malcapitato bloccato braccia e gambe da due compagni di scuola, mentre un altro più alto eseguiva sadicamente il taglio di un ciuffo di capelli proprio in mezzo alla testa, sfregiando orribilmente la lunga chioma del giovane. Ahimè invece oggi mi sono imbattuta in una donzelletta ugualmente agghindata e se due indizi fanno una prova, due ggiovani con un ciuffo sparacchiato in mezzo alla testa fanno una nuova moda per i ggiovani. E' sempre emo così? Mi sembrano un po' confusi, a dire il vero.

De_Marchi_Lara

postato da signorinax alle ore 23:18 | link | commenti (3)
categorie: il mondo da due oblò, dizionario affettivo della simo, bacchettonaggini
martedì, 27 ottobre 2009

Non è tutto oro quello che sbrilluccica!

Ci sono anche le pietre preziose e le colleghe sbadate che le indossano non si sa bene perchè al lavoro e dopo averle perse di fronte al tuo stupore per così tanta agitazione davanti alla perdita di un bene così futile tendono a precisarti che "quella cosa vale quanto la mia macchina nuova" e tu capisci che sarebbe il caso in effetti di aiutare a cercarlo nonostante fanciullescamente tu te ne faresti di più di un prisma e intanto ti chiedi chissà se anche i "solitari" riflettono la luce sottoforma di arcobaleno e poi finisce che quando ormai avete rinunciato e sperate invano nella altrui buona fede e mentre tu imiti sua figlia quattrenne dicendo "la mamma ha perso una pietra preziosa"  fai succedere una magia e la pietra riappare miracolosamente nel buco del gabinetto e dovete ripescarla coi guanti.

E poi ci sono anche le rondelle dei termosifoni cioè quei piccoli rubinettini che si utilizzano per regolarli e ce ne sono otto per l'esattezza e perdono e tu non ti eri mai accorta del loro enorme valore perchè probabilmente sono fatti d'oro se un idraulico ti chiede ben trecentoventi euri per cambiarli e pensi che sono la cosa più preziosa che si possa rubare in casa tua e che sei contenta che sia una spesa che spetta al padrone di casa altrimenti ti toccava cercati un secondo lavoro e che forse dovresti comunque prendere in considerazione di sposare un idraulico da grande perchè lui si che sarebbe un ottimo partito.
 
venerdì, 23 ottobre 2009

Voto, non voto, voto, non voto...

"pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire"


(da "Sogna
ragazzo sogna", Roberto Vecchioni)
staino-e-domande-sul-pd

Voto, non voto, voto, non voto...stacco le foglie all'ulivo che ho contribuito a piantare per scoprire se devo o non devo andare a votare a queste benedette primarie del partito che non c'è. Lo guardo e lo riguardo e fatico a comprendere perché l'abbiano messo così presto da parte, era un Ulivo così giovane, cominciavo appena ad abituarmi a lui! Non aveva nemmeno ancora dato un frutto come si deve, non aveva ancora fatto un'oliva gustosa e rotonda come volevo io e..zac, zac l'han potato e l'han lasciato nell'orto dietro casa a rinsecchire. Non si fa!

Insomma, quelli ad un certo punto han deciso che era tempo di passare oltre l'Ulivo, di costruire qualcosa di più forte e più robusto. E tu dici: di più forte e robusto di un ulivo che ci sarà mai? Una quercia? No. Già fatto. Un baobab allora! No, pericoloso da esportare sugli asteroidi! Una sequoia, che so, una araucaria del Qeensland allora! Neppure!

Quelli ripigliano lo stesso ulivo, ci studiano un pochino intorno, potano via due o tre rami a sinistra e fanno un bell'innesto al centro. Et voilà, les jeux sont faits!

Ora. Io non so un bel niente di giardinaggio, e non vi nascondo che quando M1 mi aveva regalato un bonsai lo avevo a buon diritto chiamato Protesilao, anche se non ci voleva una Pizia per capire che il mio famoso pollice nero lo avrebbe steso in poche settimane. Ed ho letto da qualche parte qui su internet che gli innesti dell'ulivo sono molto forti, attecchiscono con una percentuale di riuscita di oltre il 90%. Se ne deduce dunque che tutto quel che inzicchi ad un ulivo tutto sommato dovrebbe attecchire bene, nonostante gente scettica come me.

Allora perché mi provoca ancora questa sensazione così insormontabile di rigetto?

La vera verità, temo, è che io a quei rami là, quelli a sinistra, ci tenevo. E mi mancano.
martedì, 20 ottobre 2009

Predisposizioni

Nel bosco, cercando funghi bisogna allenare gli occhi, come nel buio: una volta superato questo ostacolo inizia ad aprirsi un mondo nuovo, inaspettato. Lo fiuti, il fungo, che non si nasconde, ma solo si mimetizza. Anche se le foglie - quelle fetenti - sembrano prendere appositamente la forma della testa di un fungo per ingannarti da lontano. Mi sono però convinta, cammin facendo, che non sia stato un caso che, a parte un unico boletus inutilis, buono ma con la parte commestibile grossa come un'oliva, abbia passato la nostra giornata nel bosco ad ammirare decine di funghi velenosi trovandoli crudelmente belli. Vien da a chiedersi però a questo punto se si tratti di una vera e propria predisposizione genetica per quelli un po' cattivi e piuttosto "grammi". O se sia solo una questione di pazienza, perchè - è evidente - io non ne ho avuto abbastanza. O se non sia invece una  mera e semplice questione di culo.

lepista nuda
postato da signorinax alle ore 01:55 | link | commenti (2)
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sabato, 10 ottobre 2009

Fuori

perché per vivere a me non serve niente, solo aria

aria
postato da signorinax alle ore 03:49 | link | commenti
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giovedì, 08 ottobre 2009

La Costituzione, un grande classico che non passa mai di moda

"Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. "

Di fronte al solito ritornello del signor Silvio Berlusconi sui giudici cattivi di sinistra, che ce l'hanno su con lui soltanto perché è piccolo e nero, mi piace cogliere inaspettatamente questo affetto ancora così profondo di molti miei coetanei per la nostra beneamata Costituzione. Su faccialibro l'articolo 3 spunta da tutte le parti, immagini, foto, video con il testo in scorrimento come nei titoli di testa di Star Wars. Mica me lo credevo che le volessero così bene i giovani alla Costituzione. Che sarà anche una signora un po' avanti con l'età, che ha bisogno di una rispolverata, ma evidentemente sa ancora parlare ai propri figli ed ai propri nipoti con parole concrete, attuali, che sanno toccare nel vivo la loro quotidianità e riportare a galla i valori di libertà e di giustizia che sono alla base della nascita di questo testo.

" Conoscere la Cotituzione non basta. [...] I valori ed i diritti costituzionali vivono e si rafforzano solo se sono praticati quotidianamente. E' l'esercizio quotidiano della cittadinanza che rafforza nella comunità nazionale la indispensabilità di quei valori, l'irrinunciabilità di quei diritti, l'inderogabilità di quei doveri. Quanto più valori diritti e doveri entrano nella vita quotidiana delle persone, delle famiglie, delle imprese e delle istituzioni tanto più il paese è forte e credibile. Quando invece i cittadini li ignorano prendono il sopravvento l'arbitrio e la demagogia. Esiste una specifica responsabilità dei cittadini per il funzionamento della democrazia. Le responsabilità principali pesano sulla politica, ma la tenuta della democrazia dipende anche dal grado in cui i cittadini adempiono ai propri doveri ed esercitano i propri diritti. Se queste qualità non sono coltivate ed esercitate quotidianamente è inevitabile che il paese vada alla deriva, in balìa della prepotenza, dell'arbitrio, della menzogna." (Luciano Violante, da "Lettera ai giovani sulla costituzione")

Be', se così è, per una volta lasciatemi essere orgogliosa della mia generazione e fiduciosa che ci sia ancora qualcuno che ha voglia di cambiare le cose, in questo paese lanciato a fari spenti nella notte.
postato da signorinax alle ore 18:20 | link | commenti (2)
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Utente: signorinax
Nome: Simona
Ligure e per disgrazia vostra "furnaxinna" la signorina x narra le sue avventure, annota pensieri ed avvenimenti. Non giudicatela. Non le interessa. D'altronde noi signorine x siamo fatte così...

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